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il federalismo, i comuni e i costi della politica

Uno dei temi che dovrebbero trovare spazio nel dibattito del Partito Democratico è quello del ripensamento dei Comuni italiani, nodo fondamentale di un effettivo federalismo.

Il PD dovrebbe farsi carico di una seria iniziativa che favorisca in tempi "rapidi" l'aggregazione dei Comuni.
Comuni sotto i 30.000 abitanti rappresentano un effettivo livello di spreco ma anche un serio rischio democratico perchè più ristretta è la platea dei rappresentati più forti sono i rischi di incrocia fra interessi generali e particolari.

Non solo, ma associati a seri processi di decentramento territoriale dei servizi, affiancati dall'uso della tecnologia, forme di aggregazione ridarebbero dignità alla politica come luogo alto di rappresentanza, anche a livello locale, evitando la figura dell'assessore che è anche ideatore delle iniziative, esecutore, prepara la sala, aggiusta il marciapiede ...

Gli effettivi risparmi potrebbero anche riqualificare invece le indennità di quegli amministratori locali che non vengono mai menzionati nei reportage sui "costi della politica" perchè percepiscono cifre irrilevanti se rapportate alle responsabilità che si assumono.

Ina riduzione non tante dei Comuni in senso nominale, quanto dei Sindaci e delle Giunte potrebbe poi renderli i veri protagonisti di un reale federalismo che non attivi invece un nuovo centralismo regionale.
il livello di controllo popolare sugli investimenti effettuati a livello regionale è forse tra i più bassi.

Al contrario i Sindaci rispondono in maniera diretta ai propri rappresentati.

Inoltre questo consentirebbe, in ambito di federalismo fiscale, di completare la riforma iniziata sui trasferimenti lasciando ai comuni una percentuale data (con tutti i margini di compensazione solidale tra aree più o meno svantaggiate) e ripensando quindi le norme sul contenimento della spesa che da anni premiamo chi ha prodotto sprechi, e ha quindi margini di correzione sul passato, e penalizzano chi già aveva stretto la corda.

Inoltre questo consentirebbe, in ambito di federalismo fiscale, di completare la riforma inizuiata sui trasferimenti lasciando ai comuni una percentuale data (con tutti i margini di compensazione solidale tra aree più o meno svantaggiate) e ripensando quindi le norme sul contenimento della spesa che da anni premiamo chi ha prodotto sprechi, e ha quindi margini di correzione sul passato, e penalizzano chi già aveva stretto la corda.

Pubblicato il 20/8/2007 alle 12.36 nella rubrica Diario.

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