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Sviluppo e lavoro: un nuovo patto sociale e generazionale per un Paese Nuovo

Il primo documento di programmazione economico finanziario del governo Prodi traccia un disegno di innovazione del Paese che a partire dall'indispensabile e urgente risanamento dei conti pubblici si propone un ambizioso ridisegno dell'economia, del welfare, delle regole di cui questo Paese ha bisogno.

Equità e ridistribuzione sono valori storici e della nostra cultura. Ma non può esistere ridistribuzione senza crescita e sviluppo.E soprattutto la vera ridistribuzione, se si vuole un Paese moderno in cui lo Stato sia sempre più il regolatore delle forze economiche, è una vera riforma delle regole che dia nuove opportunità ai molti che oggi non ne hanno, che corregga e riequilibri le differenze ereditate dalla famiglia di origine. Che distribuisca più sapere, più occasioni di mettere alla prova i propri talenti. La flessibilità del lavoro oggi rischia di essere percepita poi sempre meno come l'occasione di cambiare durante il proprio percorso lavorativo, di mettersi alla prova, di migliorare ad ogni cambiamento le proprie condizioni di lavoro e sempre più come elemento di incertezza, di insicurezza, di perenne precarietà che impedisce gli investimenti sul futuro, lo sviluppo della propria autonomia, la possibilità di formare una famiglia e crescere dei figli.

Le riforme necessarie, previste dal DPEF, dovranno allora concentrarsi su una simultanea riforma delle pensioni e degli ammortizzatori sociali. Occorre innalzare l'età pensionabile, salvaguardando tutti coloro che svolgono lavori usuranti, e utilizzare le risorse liberate per garantire l'indennità di disoccupazione, la malattia, la maternità ai tanti giovani che svolgono lavori precari, e al tempo stesso abbattere il costo del lavoro a tempo indeterminato in modo che sia più conveniente per le aziende di quello precario. Occorre proporre dunque al Paese un nuovo patto sociale e tra le generazioni perché i figli possano avere più speranze e opportunità dei padri.

Pubblicato il 12/12/2006 alle 16.14 nella rubrica Diario.

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